
Una strada di una città normale, è notte, è buio.
E’ molto caldo, appiccicoso, un vento di scirocco che fa sbattere le porte e rotolare lattine.
Una di quelle notti in cui tutto perde contorni e i pensieri e la mente sono capaci di fare quello che di giorno non potrebbero.
Bidoni della spazzatura, un chiosco di giornali e tre personaggi dai nomi emblematici: Drao (dramma) un poeta che non riesce più a vedere le stelle / Abir (profumo) una giovane donna dell’alta borghesia in cerca di sé stessa / Satia (verità) una venditrice di giornali frustrata.
La notte è violentemente viva, la notte sì. La luna non c’è, ma tutto intorno è silenzio.
I tre si incontrano per caso, o forse no, e si riconoscono. E’ la notte in cui tutto può accadere perché è l’unica notte.
La televisione lo ha consigliato, a reti unificate, suicidio di massa. I tre no, loro sono vivi, unici superstiti, facevano altro.
Inizia un percorso quasi catartico, al culmine del quale, non resterà altro che il silenzio, ultimo pietoso sollievo.
Gli attori impegnati in questo testo (scritto da Cristina Cirilli e Michele Ceppi) sono Cristina Cirilli nella parte di Abir, Gianluigi Savini nella parte di Drao e Monica Porcellato in quello di Satia.
La sottolineatura indispensabile della musica è affidata alla forza evocativa dei Marlene Kuntz.