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Personaggi:

 Il protagonista: un uomo quasi normale, presumibilmente tra i quaranta e i cinquanta anni di età.

 Il Grigio: l'ospite.

 Gabriella: ventottenne audace e istintiva. Sposata da sette anni, non ha mai abbandonato completamente il marito, anche se ha un rapporto con il protagonista.

Il Colonnello Mazzolini: un vicino di casa stile 'uomo tutto di un pezzo'.

 Il figlio: ragazzo di diciotto anni, timido e introverso che cerca di proteggere le stravaganze del padre.

 Renzo Maria De Ambris: impresario teatrale, imponente per aspetto e temperamento.

 La moglie: bella signora di trentasette anni ormai da tempo separata dal protagonista che, con l'aiuto del parrucchiere, tenta di rifarsi una vita.

Tobia: gatto del figlio. Bestia enorme ed apparentemente feroce.

Una bambina di tre mesi: figlia 'certamente' di Gabriella.

Dio

I° uomo di spalle

II° uomo di spalle

 

Note alla messa in scena

Giorgio Gaber e il teatro – canzone, Gaber e il Signor G, Gaber e Gaber: g&g, straordinaria accoppiata, vincente sia sul piano artistico che umano, per quanto ci ha lasciato nell’arco di una carriera lunga e prolifica. Fino all’incontro con Sandro Luporini, all’approfondimento di una visione del mondo, al completamento di una esperienza artistica nella forma del teatro – canzone (recitazione e canto) prima, del teatro di prosa poi (di parola o di narrazione che dir si voglia), fino al racconto teatrale.

Come per l’appunto nel caso de Il Grigio di cui questo spettacolo è emanazione pressoché integrale, per lo meno nel testo detto, con varianti nell’allestimento scenico, luci comprese e nella musica; varianti dovute ad una personale, credo comprensibile, rilettura registica del testo.

E anche perché di Gaber e de Il Grigio esistono (per meglio dire sono esistiti, purtroppo) gli originali; sarebbe quindi assurdo e vanaglorioso,  oltretutto inutile per non dire impossibile, pretendere di rifare ciò che già c’è o c’è stato.

Ma l’impianto resta inalterato, il rispetto per l’originale assoluto, la carezza confidente all’autore – attore g&g dovuta all’ammirazione e all’affetto per questo straordinario talento della musica e del teatro.

Grigio come “topo”, grigio come Un mondo in grigio, grigio come grigiore interiore? Màh!

O, forse, tutto questo e tanto ancora, lasciato all’approccio critico dello spettatore.

Ma veniamo dunque a questo “Un mondo in grigio” con alcune parole tratte dalla presentazione dello spettacolo dell’88.

 “E’ la storia di un uomo normale che a un certo punto della sua vita sente il bisogno di allontanarsi un po’ da tutto, afflitto forse da disagi più personali che sociali. Si ritira in una casetta poco lontana dalla città per essere più tranquillo e concentrarsi meglio sul lavoro. Purtroppo la sua solitudine viene ben presto minacciata da una presenza all’inizio misteriosa, che poi si rivelerà essere, almeno per lui, un normalissimo topo. Prende i soliti consueti provvedimenti per eliminarlo ma si accorge che il suo avversario è più astuto di quanto si aspettasse.

Piano piano il fantomatico e forse presunto nemico entra nella sua vita fino a coinvolgerlo completamente. E’ una lotta tremenda dove a poco a poco l’uomo perde qualsiasi contatto con l’esterno e si riduce in uno stato di totale abbattimento. Il topo, o la sua simbolica presenza, diventa l’elemento scatenante che gli rimescola dentro tutti i dubbi, le contraddizioni, i punti oscuri della sua vita fino a un delirio contro se stesso e contro il mondo intero.

… Forse è un finto duello dove il nemico, sia interno che esterno, diventa utile e necessario”.

 Insomma qualcuno da odiare, contro cui scatenare tutta la propria rabbia o delusione o impotenza ad affrontare la vita, a mandarla come si vorrebbe. Cosa questa di tutti i giorni, basta leggere le cronache dei giornali o seguire le notizie date a questo riguardo a profusione in tv.

Come se ci fosse bisogno sempre e comunque di trovare un capro espiatorio per le proprie incapacità, per i propri fallimenti, per le proprie frustrazioni: sul lavoro, con l’altro sesso, in casa e altrove.

 L’allestimento scenico, che solo nella sua essenzialità e simbolicità vuol rifarsi allo spettacolo di Gaber, evidenzia uno spazio in divenire, una casa – teatro o, viceversa, un teatro come casa, un interno conosciuto e frequentato ma “straniante”, asettico, lindo ma informale, un po’ arruffato, sghembo come volutamente incompleta, e anzi ammezzata, è la riquadratura scenica del palcoscenico. A significare uno spazio (la casa – teatro e come teatro dell’esistenza del protagonista) nuovo ma in allestimento, una specie di “fabbrica” in divenire. Alludendo magari ad uno spazio psicologico, interiore del personaggio principe della messa in scena, che analizza il passato (e anche il presente), in maniera critica, talvolta dolorosa ma sempre ironica, e tenta probabilmente di costruirsi un futuro diverso, magari migliore.

Insomma la scena, le luci tagliate, mai totali e quasi in bianco e nero, il contrappunto musicale, la gestualità dell’attore costituiscono un unicum espressivo e comunicativo spezzato, frammentato, a rafforzare se possibile l’andamento del testo, lineare come forma espositiva, che però intreccia tanti ragionamenti, presenta tanti personaggi diversi le cui storie si sovrappongono e si intervallano, si interrompe e riprende in occasione delle reiterate sfide nei confronti dell’incombente topo, amico – nemico, compagno di s-ventura.  

 “Anche se Gaber e Luporini hanno una visione di se stessi e del mondo assolutamente critica se non addirittura catastrofica, non si può mai parlare di annichilimento e di sfiducia. Il vigore e la vitalità di come emergono certe invettive dimostra al contrario un amore e una voglia di esistere sempre presente tra le righe del testo e nella forza dell’attore. Un’energia interiore quasi inconscia.

Insomma, l’uomo, anche suo malgrado, vuole vivere”.

 

Paolo Pirani

 

 

     

Gaber in breve

È bene chiarire subito che l'importanza di Giorgio Gaber non si limita al solo campo musicale. Oltre che cantautore è stato attore, autore teatrale, uomo di cultura ma soprattutto uno spirito libero e critico che ha sempre affrontato con ironia, intelligenza e lucidità le contraddizioni del nostro tempo, sia quelle di carattere personale che quelle di carattere sociale.

La prima parte della sua storia artistica si svolge negli anni '60, dove si fa apprezzare come chitarrista di jazz e rock. In breve diventa uno dei più apprezzati cantanti italiani, partecipa a festival, vende migliaia di dischi e viene scelto come conduttore di alcune delle più importanti trasmissioni televisive di quegli anni.

Al culmine del successo e della popolarità, agli inizi degli anni '70, periodo di tensioni e contestazioni sociali, Gaber comincia a sentire il disagio del suo ruolo, avverte il bisogno di un senso diverso e di un rapporto più diretto col pubblico, unito alla voglia di esprimere liberamente le sue idee senza i condizionamenti tipici del mercato discografico e i limiti del mezzo televisivo. La sua scelta è difficile ma coerente e coraggiosa. Inizia la seconda parte della sua vita artistica: si allontana definitivamente dalla televisione e dal circuito discografico e dà vita al cosiddetto "Teatro Canzone", una formula innovativa che alterna canzoni e monologhi. Questi spettacoli, che Gaber per 30 anni porta nei teatri di tutta Italia con sale sempre esaurite, sono scritti a quattro mani con l'amico Sandro Luporini, affermato pittore viareggino.

Sul palcoscenico Gaber si presenta solo senza alcuna scenografia cantando a volte con basi pre-registrate, altre volte con i musicisti nascosti dietro al sipario. Tutto ciò contribuisce a esaltarne il grandissimo carisma scenico. Nei suoi spettacoli Gaber descrive l'evolversi della società italiana toccando i più svariati argomenti: famiglia, amicizia, sessualità, solitudine, amore, coscienza individuale, ma anche politica, economia, istituzioni, religione, mass-media, ecc.

Ogni argomento viene affrontato con grande onestà intellettuale e portato sul palco con un'energia comunicativa non comune. Gaber e Luporini scavano nella realtà quotidiana senza la presunzione di proporre soluzioni ma con il semplice intento di insinuare il "dubbio" in chi ascolta.