
RI TA GLI ovvero: spicchi e sprazzi di teatro
PROGRAMMA:
Massimo Montalbini
“Montgomery Mac Neil: provino d’ammissione alla scuola di recitazione”. Dalla sceneggiatura del film “Fame” (Saranno famosi)
I ragazzi che hanno interesse per l’arte scenica (prosa, danza, musica e canto) sono invitati a presentarsi parlando in libertà, di fronte ai colleghi e agli insegnanti dei corsi, di quello che ritengono importante si debba sapere della propria vita.
Carmen Contardi e Roberta Ulissi
“Jack Sparrow e Elizabeth Swann: naufraghi su un’isola”. Dalla sceneggiatura del film “La maledizione della prima luna”
Quando una lei fa la parte di un lui e l’altra lei è una lady particolarmente eccitabile. Improvvisare senza scena, con l’ausilio del proprio corpo, della propria voce, della propria immaginazione. L’immaginario filmico che coinvolge giovani menti e cuori palpitanti torna nel segno di una scheggia di teatralità.
Stefano Squadroni
“Il teatro minimalista” di Roberto Lerici
Una lezioncina come critica di certo teatro alternativo, straniato, under round, quello che un tempo, a ridosso del mitico ’68 si faceva nelle cantine e/o nelle soffitte, per un pubblico scelto, quasi clandestino; era una giovanilistica reazione al teatro cosiddetto borghese, del ‘900, ma, nonostante qualche lodevole eccezione, con esiti spesso catastrofici per la scarsa o approssimativa preparazione degli attori e degli autori dei testi.
Massimo Montalbini
“Telefonata n° 1” di Gigi Proietti
Il telefono, croce e delizia dei nostri tempi, presente anche a sproposito in ogni momento della nostra esistenza, nel corso delle nostre occupazioni, … anche a teatro quando si fanno e dicono cose importanti. C’è sempre lui, il telefono, con lui si dice e disdice, si contratta e si risponde sempre e comunque, in ogni situazione, una, due, … tre volte; a lui si rischia di soccombere.
Simona Zavarella
“Il risveglio” da Tutta casa, letto e chiesa di Franca Rame e Dario Fo
Critica e ironia, incubi e ansie di una donna, moglie, madre, lavoratrice, … una donna spesso sola a ricoprire molti e diversi ruoli, ad affrontare i mille non sempre facili problemi del quotidiano.
Nico Alberici
“Ralph Garcey: studio sui sentimenti a scuola di recitazione”. Dalla sceneggiatura del film “Fame” (Saranno famosi)
I ragazzi iscritti al secondo anno della scuola di recitazione sono chiamati a raccontare emozioni e ricordi, lavorando sui sentimenti che quei ricordi e quelle emozioni evocano in loro. Una stessa esperienza di vita può essere usata per esprimere sentimenti diversi e contrastanti.
Massimo Montalbini
“Telefonata n° 2” di Gigi Proietti
Roberta Ulissi
“Occhi verdi” da Stretta sorveglianza di Jean Genet
Occhi Verdi è un condannato a morte per omicidio dalla personalità oscuramente carismatica. Per assimilarsi a lui, o per dedicargli un cupo sacrificio umano, uno dei suoi due compagni uccide l’altro senza ragione, ma tale gesto è rifiutato da Occhi Verdi, che lo denuncia alla guardia. Occhi Verdi parla di vita e di morte con identica, tragica, luciferina, sconsiderata partecipazione.
Alessia Sebastiano
Da “Lettera a un bambino mai nato” di Oriana Fallaci
Anche un testo letterario, importante e struggente nella sua potente bellezza espressiva, può essere trasposto in forma drammatica sul palcoscenico di un teatro; riproposto in forma teatrale, recitato e reinterpretato, filtrandolo attraverso la sensibilità individuale.
Massimo Montalbini
“Telefonata n. 3” di Gigi Proietti
Marilisa Manganelli, Sergio Roscini e Nico Alberici
“Il funerale” da In principio era il Trio di Lopez, Marchesini, Solenghi
Non per rifare il verso ai tre insuperabili artisti della comicità raffinata e demenziale di qualche anno fa, ma un vero e proprio lasciarsi andare al divertimento nel rappresentare in forma critica la partecipazione formale di molte persone a un momento difficile come il funerale di una persona cara. I due amici della signora le sono accanto ma non dicono altro che una serie di luoghi comuni ai quali lei risponde in maniera altrettanto scombinata.
Simona Zavarella
“‘a livella” di Antonio de Curtis in arte Totò
Una lente sul mondo, sulle miserie e le piccinerie di questo vita, uno dei momenti della vita di Totò, se non proprio significativi, certamente emblematici del suo modo di porsi: un principe semplice, del popolo, un principe del teatro e del sorriso agrodolce.